Il ricordo di sé, potente e bellissimo esercizio di presenza - Spiragli di Luce

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Il Ricordo di sé – Un potente esercizio di Presenza

Oggi voglio parlare del “Ricordo di sé”, un potente e bellissimo esercizio di presenza, per conoscere noi stessi e comprendere la nostra vera essenza

Il ricordo di sé fa parte degli esercizi di presenza che conobbi grazie alle idee di George Gurdjieff e della scuola della Quarta Via. 

Ci sono percorsi ed esercizi spirituali ai quali ci connettiamo più facilmente rispetto ad altri, personalmente, sentii che questo esercizio di presenza “risuonava” potentemente in me e provai bellissime sensazioni di consapevolezza ed espansione della coscienza fin dai primi istanti in cui provai a farlo.

Oggi mi sento di dedicargli questo Spiraglio, perché lo considero “l’esercizio principe”, anzi, qualcosa di più di un’esercizio: è una bellissima strada da percorrere che ci permette di fare passi da gigante nel nostro percorso di crescita personale ed interiore

 

L’addormentamento

 

monaco che dorme

 

Prima del parlarti del ricordo di sé, voglio fare un breve cenno a due concetti che ci aiuteranno a capire di cosa stiamo parlando: il primo è l’addormentamento

Ti è mai successo, mentre leggevi un libro, di renderti conto di non avere idea di cosa stavi leggendo e di dover tornare indietro anche di mezza pagina per riprendere il filo del discorso? E mentre parlavi con un amico, non ti è mai successo di distrarti e dovergli chiedere, magari vergognandoti un po’, di ripetere cosa aveva detto?

Sono solo due esempi di distrazione, una qualità umana che, chi più o chi meno, conosciamo tutti quanti.

Facciamo un’azione e intanto pensiamo ad altro. 

Può accadere anche per la strada: si cammina, si passeggia, e intanto ci si perde nei propri pensieri, fino a rendersi conto di aver percorso tutto quel tratto di strada in modo “meccanico”, senza prestare attenzione a cosa avevamo intorno; conosco una persona a cui capitava addirittura di sbagliare strada tanto tendeva ad “imbambolarsi” nei propri pensieri.

George Gurdjieff, esoterista e mistico di origini armene, chiamava questo stato “addormentamento”. Non mi dilungherò più di tanto, perché l’importante è rendere l’idea, ma se vuoi approfondire ho dedicato a questo argomento uno Spiraglio dal titolo Le nostre idee non sono nostre.

 

La Presenza

 

candela che brucia, simbolo della presenza

 

Se ti sei fatto una prima idea dell’addormentamento, immaginerai che il suo contrario è lo stato in cui siamo vigili e la nostra mente è attivaconnessa alle azioni che stiamo compiendo: la chiamiamo presenza. 

Camminare per strada in modo presente significa essere attenticonsapevoli a tutto ciò che accade, presenti con tutti e cinque i sensi: con la vista attiva e pronta a cogliere tutti i particolari e le sfumature di ciò che osservo, mettendo la stessa attenzione nell’udito per percepire tutte i suoni e rumori che ascolto lungo il cammino e così via.

Quando ti dimentichi un oggetto…beh….significa che nel 99% dei casi non eri presente.

Immagina questa situazione: entri in un bar con un amico per prendere un caffè, appoggi il cellulare sul tavolo, inizi a chiacchierare con lui, ti immergi ed immedesimi nella conversazione…sei così preso da ciò che dici e che ti viene detto che non fai caso a nient’altro. Ad un certo punto vi alzate, vi recate a saldare il conto, “fate a gara” per stabilire chi riuscirà ad offrire il caffè all’altro e uscite dal bar.

E il cellulare rimane sul tavolo.

Dov’era la coscienza nel momento in cui lo appoggiavi? E nel momento in cui ti alzavi e lo lasciavi? Eri, appunto, nello stato di “addormentamento”, si chiama così perché è un po’ come quando sogni e non sai che stai sognando!

Molto semplicemente, eri distratto ed hai perso il cellulare. Succede vero? 

Il ricordo di sé (che possiamo chiamare anche ricordo di se stessi) è, appunto, un esercizio per sviluppare lo stato in cui sei vigile, presente a te stessoconsapevole di ciò che fai e del perché lo fai. Ecco perché l’ho definito “esercizio di presenza”. 

So che può sembrare una cosa banale, ma non lo è affatto. La vita diventa più piena quando ci “ricordiamo di noi”, più bella e più viva. 

 

Il principe degli esercizi di presenza: il Ricordo di sé….come si fa? 

 

ricordo di sé quarta via

 

Nel libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” lo scrittore russo P. Ouspensky lo descrive come “attenzione doppia”, divisa in due, una parte sull’esterno e l’altra su me stesso (da cui il nome “ricordo di se stesso”).

Cosa significa in parole povere? 

Significa che ti devi ricordare di esserci! 

A mio modo di vedere questo concetto si può afferrare bene pensando al suo opposto: quando passeggi per strada e vaghi perso nei tuoi pensieri “non ci sei”, non ti ricordi di te. Stessa cosa quando leggi un libro e ti distrai o quando vedi un film e ti ritrovi a pensare a tutt’altro e devi mandare indietro per riascoltare quello scambio di battute e capire meglio cosa è accaduto (succede, vero???)

E cosa significa, invece “attenzione divisa in due“? 

Questo concetto è più facile a farsi che a dirsi. Quindi, io te lo dirò con parole mie, ma tu, se vuoi comprenderlo, prova semplicemente a metterlo in pratica.

Te lo posso spiegare così: immagina di guardare un albero. Anzi, fai una cosa, appena puoi, appena esci di casa, vai in un parco e guarda un albero. Cosa vedi? La domanda sembra stupida, vero? Vedi l’albero, ovviamente.

Questo significa che l’attenzione, la tua percezione coglie l’esterno, ciò che si trova intorno a te. Se tu avessi una telecamera al posto degli occhi, e potessi registrare quella scena, tu, in essa, non compariresti. 

Ecco che il ricordo di sé, scusa il gioco di parole, riporta l’attenzione su di te. Una parte dell’attenzione va da te verso l’albero, l’altra è diretta verso di te. Per questo viene definita anche “attenzione bipartita” o “attenzione divisa”: è una grande presenza divisa in due parti. In una delle due, tu compari. 

Lo so, lo so, tutto questo può suonare contorto. Non è facile da spiegare a parole, eppure, ci stiamo provando, come sempre insieme: io scrivendo e tu leggendo: è una bella squadra, in fondo, no? 🙂

 

Proviamo a capire meglio?

 

comprendere il ricordo di se stessi

 

Questo me lo chiedono sempre i ragazzi e le ragazze che frequentano i miei corsi. La mia risposta è si no, e cioè: proviamo ad entrare meglio nel discorso, ad approfondirlo, ma lasciamo perdere il “capire”, mettiamo da parte la comprensione intellettuale di questa tecnica.

Non si tratta di capirla, bensì di sentirlapercepirlaviverla. 

Come approfondimento lascio anche questo video di Salvatore Brizzi, a cui va il merito di aver divulgato, con un linguaggio semplice, numerosissimi esercizi di presenza. 

 

 

Torna ora con la mente all’esempio del cellulare dimenticato sul tavolo.

Anziché essere distratto stavolta sei presente. Nel momento in cui lo appoggi, la tua attenzione è diretta verso l’esterno, cioè, in parole povere, vedi la tua mano mentre lo appoggia sul tavolo, ma al contempo sei consapevole di te mentre fai questo gesto.

Quando arriva il momento di alzarsi per pagare il conto, stavolta, non lascerai il cellulare abbandonato, pronto ad essere preda della prima “mano lesta” che passa da quelle parti. Se ripenserai a questa scena la sera, prima di coricarti, vedrai distintamente la scena della tua mano che appoggi il cellulare…ma al contempo vedrai anche la stessa scena come se fosse ripresa “dall’esterno”, e vedrai te stesso mentre appoggi il cellulare…e poi, fortunatamente, te lo riprendi anziché perderlo!

A grandi linee, per quanto si possa spiegare in un articolo di un blog, ricordarsi di se stessi significa proprio quello che hai appena finito di leggere: essere presenti anziché “addormentati” e distratti mentre agiamo nel mondo. Segui Spiragli di Luce, belle prossime settimana pubblicherò un post dedicato anche ad altri esercizi di presenza.

 

ricordare se stessi - esercizi di presenza

A cosa serve ricordarsi di se stessi?

 

Serve ad esercitare la consapevolezza, a divenire sempre più coscienti e, dunque, padroni del nostro destino. 

Ma come, Elvio…solo perché mi ricordo di un cellulare sono padrone del mio destino? Beh, mio caro lettore e lettrice…si no. Non lo sei (e sarai) solamente “perché ti ricordi del cellulare, ma perché ogni azione produce un risultato. 

Mille azioni incoscienti, compiute nella distrazione più totale, producono mille risultati incoscienti, insomma, un vero e proprio disastro. Al contrario mille azioni coscienti, e compiute con Amore, produrranno risultati amorosi e consapevoli, più luminosi, splendenti, fonte di bellezza ed evoluzione

 

Rendi cosciente l'inconscio, o dirigerà la tua vita e lo chiamerai destino (C.G.Jung) Condividi il Tweet

 


 

Letture suggerite ed approfondimenti

 

Se ti interessa approfondire ulteriormente l’argomento, eccomi a suggerirti una lettura ed anche qualche interessante articolo tratto dal web. 

Un testo classico su questo argomento e sulla scuola della Quarta Via lo trovi qui sotto, si tratta di “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P. Ouspensky, un altro, più recente e che racconta numerosi esercizi di presenza è Risveglio” di S. Brizzi

 

 

Ci sono tanti articoli sul web che parlano del ricordo di sé, uno molto bello e completo è questo, tratto dal sito Visionealchemica.com

Ti suggerisco anche questo post, dedicato ad un esercizio più specifico, tratto dal sito di Salvatore BrizziLa Porta d’Oro

Infine, un terzo approfondimento che ti posso suggerire è tratto proprio da Spiragli di Luce ed è questo: 5 esercizi di Crescita Personale, per la Mente e per il Cuore

 


 

Se pensi che imparare a ricordarsi di sé possa essere utile a qualche tuo amico o conoscente condividi questo post. 

Arrivederci al prossimo spiraglio. 

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