Chiudere i cicli e lasciar andare ci insegna a Vivere - Spiragli di Luce

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Chiudere i cicli e lasciar andare ci insegna a Vivere

Chiudere i cicli…non ci siamo per niente abituati…ed è anche per questo che soffriamo così tanto quando interviene un grande cambiamento nella nostra vita. Esiste però un potente antidoto a questa sofferenza ed è iniziare a lasciar andare, a partire dal quotidiano.

Oggi mi è capitato di rileggere alcune, bellissime, parole di Paulo Coelho sull’importanza di chiudere i cicli. Aspetta…com’è che dicevano? Forse Le conosci anche tu?

 

Uno deve sempre capire quando uno spettacolo giunge alla fine. 

Se insistiamo a rimanere più a lungo del necessario, perdiamo la felicità e il significato di ciò che ci aspetta.

Chiudere i cicli, chiudere le porte, finire i capitoli – comunque lo vogliamo chiamare, ciò che importa è lasciare nel passato il momento di vita che abbiamo finito.

“Lasciare nel passato il momento che abbiamo finito”. Ho voluto ripetere l’ultima frase dello scrittore brasiliano, perché in essa è racchiusa una saggezza di una praticità e di una bellezza disarmante.

Il punto è proprio questo: non sappiamo chiudere i cicli. Nella nostra vita ci sono accadimenti che ci feriscono, ci lasciano inermi, attoniti; non riusciamo a farci una ragione che la nostra storia d’amore sia finita, che quell’esperienza si sia conclusa, che quell’amicizia che sembrava tanto sincera sia finita per sempre.

Eppure, oggi scrivo questo post perché ho avuto un’intuizione. 

Ciò che ci tormenta è la fine: perdere il lavoro, perdere un amico, chiudere una relazione, dover abbandonare una passione, un paese o una città in cui abbiamo vissuto, una persona cara. Ogni fine è la conclusione di un ciclo. E per abituarci a saper chiudere in modo armonico i grandi cicli della vita, dobbiamo prima imparare a chiudere i cicli nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni. 

 

Quelle lunghe giornate, piene di passione e stupore

 

barca sul rio delle amazzoni

 

Sai qual è stata la cosa più bella e importante che ho imparato in Colombia?

Non la lingua spagnola, né come si viaggia da solo, né tanto a ballare la salsa. La cosa più bella che ho imparato è stata amare e rispettare i cicli della vita. 

Quando sei là sei come avvolto da un grande pulsazione, viva e percettibile, tanto a livello sociale come a livello sottile: l’amore per la ritualità della vita.

Noi europei abbiamo tanta fretta. Sempre. Vogliamo tutto subito. Le formule di cortesia, di gentilezza, i grandi piccoli rituali del quotidiano in America Latina mi lasciavano a bocca aperta, e riscaldavano il mio cuore.

Ogni sorriso, ogni “cómo estás?”, ogni “Dios te bendiga”, mi faceva percepire che esiste un’altra via, differente da quella occidentale, del vivere quotidiano. È difficile da spiegare a parole, eppure anche le cose più banali, là, avvengono secondo un preciso rituale, tacito e sincero. 

È raro che ci si rivolga alle persone in modo diretto: non dici “scusi, dov’è la tale via?”. Non si fa così. Prima, ti avvicini e saluti. Ti rispondono al saluto. Magari chiedi alla persona come sta, anche se è uno sconosciuto. Quello ti risponde e te lo chiede di rimando. Dopo la tua risposta, e solo a quel punto, gli chiedi l’informazione.

 

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Iniziai ad emozionarmi per queste piccole (grandi!) cose ed arrivai poi alla “cultura ancestrale“, a quello sterminato e misterioso mondo chiamato sciamanesimo, in cui tutto è rituale, tutto è lento.

Forse ti starai chiedendo: ma cosa c’entra tutto questo col “lasciar andare”? Lo so, a prima vista il legame potrebbe sfuggire. Eppure, ti assicuro che il legame c’è. Abbi pazienza ancora  un attimo, ci arrivo subito. 🙂

Quando sono tornato in Italia, tra i quattro stracci da viaggiatore e la chitarra che mi portavo appresso, ho collocato anche una nuova passione, chiamata ritualizzazione, che ora è ben presente nella mia vita, ogni giorno. Mi fa sorridere. Mi fa dire di si alla vita. Mi aiuta a Vivere; scritto proprio così, con la “V” maiuscola. È il seme di una consapevolezza e di un Amore che prima avevo perso per strada.

Adesso so che tutto ha un inizio ed una fine. Iniziando dalle piccole cose: un pasto inizia finisce. All’inizio benedico il cibo con appetito ed allegria, alla fine lo ringrazio per aver dato nutrimento al mio corpo ed al mio spirito. Tra i due momenti esiste un intervallo magico chiamato ciclo. 

È un “piccolo ciclo”, facile da amare e da gestire. Tutti lo possiamo fare, basta non avere fretta. Ed ecco che torno all’intuizione che ho avuto e per la quale scrivo: se impari a gestire i piccoli cicli, quelli del giorno dopo giorno, un domani saprai gestire anche i grandi cambiamenti della tua vita. Imparerai a lasciar andare, a chiudere i cicli.

 

L’occidente e l’oblio del rituale

 

la follia del mondo occidentale

 

Il mondo occidentale, di cui l’Italia fa parte, ha dimenticato l’importanza dei cicli.

Mangi senza benedire, ti alzi da tavola e ti affretti a tornare a lavoro, magari hai mangiato guardando la tv o scrivendo sul tuo smartphone. Le stagioni passano e non te ne accorgi: accendi l’aria condizionata e il riscaldamento per vivere sempre alla stessa temperatura. L’inverno è una scocciatura. La neve poi: crea ingorghi e fa arrivare tardi al lavoro! Perché nevica ancora? Aboliamo la neve! E vogliamo parlare dell’Autunno, con tutte quelle foglie da spazzare? Poveretti quelli che hanno un giardino, meglio un moderno loft, senza piante, che danno troppo da fare.

E coi cicli della vita umana come andiamo?

Non molto meglio: il menarca ancora taciuto quando non vissuto come una vergogna da nascondere, la menopausa vissuta come una vera e propria tragedia. Eppure, la menopausa andrebbe festeggiata! Arriva, infatti, una meravigliosa epoca della vita di una donna, si spalanca la porta della saggezza. 

E sono solo degli esempi. Ne potrei fare tanti altri. La vita va avanti, in una banalissima e monotona routine scandita dal nulla, tutto è uguale, tutti i momenti sono uguali, tutte le cose devono durare per sempre, senza fine e senza inizio. Solo che poi accade qualcosa. Un accadimento imprevisto arriva a scuoterci da questa illusione. A quel punto possiamo soccombere definitivamente, oppure svegliarci. Ed imparare a lasciare andare, imparare a chiudere i cicli. 

 

Non si impara dall’oggi al domani a chiudere i cicli. Prima, bisogna tornare a Viverli!

 

orologio tra due mani

 

Come si fa?

Inizia col dire “Grazie!” la mattina, quando ti svegli. Così facendo, ti prepari a raccoglierne i frutti del giorno che inizia. Esci da casa e, come suggerisce il mio amico Andrea Zurlinifai una “passeggiata di benedizione”, in cui benedici tutto ciò che incontri, dagli alberi ai passanti. Puoi farlo anche mentre vai a lavoro.

A proposito: abolisci lo smartphone mentre vai a lavoro! Basta messaggi! Lo so che è difficile, so anche che sono utili. Prova a fare questo allora: un giorno alla settimana senza smartphone. In metropolitana, sull’autobus, torna a guardare gli altri negli occhi. Saluta il conducente quando sali. Non è vero che non risponde, prova! Io lo faccio sempre! 🙂

Sii gentile. Benedici il tuo prossimo mentalmente. In pausa pranzo, benedici il cibo prima di mangiare.

Non ti preoccupare dei colleghi che ti prendono per pazzo. Fallo interiormente. Chiudi gli occhi qualche secondo. Fallo a casa, proponi di farlo alla tua famiglia. Quel cibo è stato coltivato da mani umane, irrorato dall’acqua e baciato dal sole. Puoi ringraziare sia chi l’ha coltivato, sia tutti gli elementi che hanno svolto la loro funzione per fartelo arrivare.

Puoi celebrare anche i momenti di passaggio: l’Equinozio di primavera e d’autunno (noi su Spiragli di Luce l’abbiamo fatto, trovi qui l’articolo di Merj Tauro!) il Solstizio d’Inverno e d’estate. Ma anche semplicemente l’alba ed il tramonto.

Puoi raccoglierti un attimo prima di partire per un viaggio, prima di iniziare a lavorare o tutte le volte che inizi qualcosa.

Ogni mese che inizia, scrivi su un foglio i tuoi propositi, siano essi conseguimenti materiali o interiori, siano desideri o stati emotivi da acquisire o abbandonare. Scrivili, ferma un attimo il tempo impazzito e chiudi gli occhi, crea i tuoi propri cicli. Vivili, rispettali. Amali.

 

Ritualizzare insegna a lasciar andare

 

imparare a lasciar andare

 

Lo facevano nel film Amarcord di Fellini. Costruivano un grande “pupazzone” che simboleggiava l’Inverno e poi gli davano fuoco, il giorno dell’Equinozio di Primavera. Se lo facevano nel film, significa che si faceva, in Italia, nei paesi. A volte si fa ancora. La tradizione, in alcuni contesti, resiste.

Bene, iniziamo a farla vivere di nuovo allora, ancora, iniziamo noi a farlo!

Grazie al rituale la nostra vita cambia. 

Vedrai che se ti abitui a ritualizzare ogni inizio ed ogni fine, a partire dalle cose spicciole della vita quotidiana, ogni mese che passa, ogni stagione, acquisirai consapevolezza dei cicli. La fine cesserà di essere un pericoloso tabù da evitare. In te nascerà una nuova consapevolezza, che sarà guidata da un nuovo concetto: trasformazione, al quale ne seguirà un altro, ancora più bello e splendente di luce: evoluzione.

Come il musicista che studia tutti i giorni le “scale” in preparazione al grande concerto, anche tu ti eserciterai, nel giorno dopo giorno, sui piccoli cicli che vivrai con la bellezza dei riti quotidiani, per arrivare al grande concerto dei cambiamenti della vita.

Come diceva Mercedes Sosa: Cambia, todo cambia”. 

 


Come sempre ti saluto con due suggerimenti di lettura. 

Il primo, su come il rito, vissuto consapevolmente, ci possa condurre alla GioiaL’importanza del rituale per vivere più felici.

Il secondo: uno spiraglio che sfatta il mito del Treno che passa una volta sola 

 

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Elvio Spiraglio Rocchi

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6 comments

  1. Grazie per questo post bellissimo.
    Condivido molto ciò che hai scritto.

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  2. Amare e rispettare per ricostruire la Speranza giorno per giorno.
    Grazie per il tuo spiraglio Elvio!
    A presto 🙂

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    • Esatto Bea! Per ricostruire Speranza, Amore, Consapevolezza, Comprensione della vita. Un abbraccio!

      Rispondi
  3. Anche a te!! 🙂

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  4. bellissime riflessioni! grazie

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