Rito e Rituale - L'importanza della ritualizzazione per vivere più felici

 Iscriviti ai nostri Feeds

L’importanza del rituale per vivere più felici

Una delle pratiche più belle dello sciamanesimo è la “ritualizzazione”, elemento ormai quasi estinto in Occidente. Scrivo questo post per fornire suggerimenti a chi volesse portare questa bellissima pratica nella vita di tutti i giorni

Partiamo dal principio. Cosa significa ritualizzazione? 

Non credo di essere in grado di dare una definizione, quindi mi limiterò a raccontare come sono venuto a conoscenza di questo termine. Ma prima, come sempre (anche questo è un rituale, un rituale molto usato su internet 🙂 ) ti chiedo di dare un mi piace a questo post per sostenere il blog e permettergli di arrivare sempre a più lettori.

Scegli su quale social dare mi piace...o dalli tutti e tre!!!

Quando ho fatto il mio primo corso di permacultura, c’erano una serie di pratiche, che si facevano prima iniziare le attività vere e proprie. Si trattava di giochi di gruppo in cui ci si divertiva insieme, oppure, ci si prendeva per mano, in cerchio, ed ognuno esprimeva le proprie intenzioni desideri per la giornata.

Se ad  esempio c’era da costruire un orto, ciascuno eprimeva un personale auspicio, ad esempio di riuscire a farlo andando d’accordo con gli altri o di finire la giornata lavorativa avendo imparato qualcosa di nuovo o cose più personali e legate alla crescita: c’era magari chi diceva: “oggi vorrei trascorrere la giornata imparando ad essere più umile” oppure “oggi vorrei riuscire a sentirmi in armonia con i miei compagni di lavoro”. 

All’inizio, non essendoci abituato, mi sembrava una pratica bizzarra, ma dopo qualche giorno, iniziai a sentirne gli influssi positivi. E ci credo! Mi trovavo di fronte a un esempio (pratico collettivo) di ritualizzazione.

Questi “rituali” (giochi) si ripetevano anche due volte al giorno, a seconda del tipo di giornata e di ciò che c’era da fare…e mi piacquero così tanto che decisi di portarmeli anche fuori da quel corso: decisi di iniziare a ritualizzare le mie attività quotidiene, la mia vita di tutti i giorni.

 

Ritualizzazione, andiamo più a fondo…

 

Chiedendo ai miei amici colombiani appassionati di cultura ancestrale (culture indigene latino-americane, l’eredità culturale e spirituale dei popoli precolombiani) scoprii che le pratiche di ritualizzazioni si possono fare prima dell’inizio ed alla fine di ogni attività della nostra vita

E si basano su cose molto semplici ed allo stesso tempo belle: ringraziare, benedire, chiedere permesso, esprimere gratitudine, prepararsi a dare ed a ricevere. 

Una mia amica, attrice, mi disse che nella sua compagnia teatrale, a Bogotà, lo facevano prima di ogni prova. Wow! – pensai – Che meraviglia! Quanto sarebbe bello farlo anche in Italia.

E fu cos¡ che iniziai a pensare se, qui da noi, si faceva o meno.

All’inizio non mi veniva in mente niente…peró…frugando frugando nella memoria gli esempi di ritualizzazione occidentale iniziarono ad apparire.

Ad esempio durante la messa c’è sempre una formula di inizio ed una di fine (“la messa è finita, andate in pace”…a cui si risponde “rendiamo grazie a Dio”: c’è un augurio ed un ringraziamento). Lo stesso segno della croce è una formula di rituale: alcuni sportivi, ad esempio, lo fanno prima delle gare.

E, a proposito di sport, ogni squadra ha i suoi rituali.

Quando giocavo a basket, ad esempio, ci mettevamo tutti in cerchio (il cerchio è un simbolo ancestrale) e mettavamo le mani le une sulle altre, tutti insieme (vedi = unione, essere una cosa sola, agire in una sola direzione…); le stesse lezioni di arti marziali (le cui formule arrivano dall’oriente, in genere Cina o Giappone) iniziano finiscono con un saluto.

Nella mia scuola di kung fu c’è l’uso di salutare l’aula. Per un artista marziale, infatti, il luogo in cui ci si allena, non è solo un luogo fisico, con dei pavimenti imbottiti da materassini e magari spalliere alle pareti, bensì un luogo sacro.

Pensiamo poi a tutte le forme di augurio: dalla parola stessa, “auguri”, alla variante “in bocca al lupo” (e risposte annesse: “crepi il lupo” secondo i conservatori, “viva il lupo” secondo gli “innovatori”) fino ai gesti del brindare, celebrare le ricorrenze, indossare un certo abito ad una cerimonia o tirare il riso ai matrimoni (cibo = abbondanza).

Insomma gli esempi, per fortuna, non mancano. Peccato però che, fatti salvi gli esempi citati, spesso in occidente, il senso del rituale, ed il rito stesso, si sia perduto. 

 

La scomparsa del rito in Occidente

 

Infatti, se ci pensiamo, molti rituali nel nostro paese sono stati associati storicamente al mondo cattolico, inviso a molti. Ad esempio, conosco più di un amico a cui l’idea di benedire il cibo (pratica a mio avviso, semplicemente…meravigliosa) ottiene l’unico risultato di fargli venire il mal di stomaco ancor prima di aver iniziato a mangiare.

E così un adolescente arriva a compiere passi molto importanti senza nessun rituale che lo accompagni.

Quando iniziai ad avere le polluzioni notturne ad esempio, non lo dissi a nessuno.

Forse, ma solo anni dopo, ai miei compagni di scuola. I quali, nel migliore dei casi, non sapevano cosa dirmi. Nel peggiore scattarono le prevedibilissime prese in giro. Del resto…cosa mai avrebbero potuto dirmi o spiegarmi se pure loro non avevano idea di che cosa stesse accadendo a me e pure a loro? Come si suol dire in casi come questo: è un cieco che guida ad un altro cieco. 

 

recuperare-impotanza-rituale-sciamanesimo-culture-ancestrali

 

Perché non ne parlai alla mia famiglia? Probabilmente sentivo che era un argomento tabù. Mi vergognavo. Ma mica sono il solo! Quando ne parlai, anni dopo, ho parlato scoprii che a nessuno dei miei amici era stato offerto non solo un supporto ma neanche una minima spiegazione su ciò che sta accadendo. E questo che ho finito di raccontare succede ai maschietti, ma…attenzione…non va affatto meglio alle femminucce! 

Infatti, vogliamo parlare dell’inizio delle mestruazioni? Nel migliore dei casi per secoli decenni è stato vissuto nel silenzio più totale, nel peggiore addirittura come una vergona o una cosa da nascondere. L’ingresso nell’età adulta e la meravigliosa possibilità di procreare e dare la vita diventa un fatto da occultare quando non, nei casi peggiori, di cui vergognarsi. 

Non c’è da stupirsi se poi sull sesso si creano sensi di colpa, frustrazioni, desideri incompiuti, sogni infranti, ecc. come potrebbe essere diversamente? 

Anche l’inizio di una nuova relazione, talvolta, viene vissuto in modo incosciente: quante volte capita ad adolescenti (e pure ai meno adolescenti…) di baciarsi dopo una serata di festa, magari aiutati dall’ebrezza dell’alcol che hanno consumato?

Andrà a buon fine quella relazione? Ovviamente ogni caso è a sé, ma un inizio del genere, mosso più da automatismi del passato che da scelte e sentire consapevoli, non favorisce certo lo sviluppo di una relazione armonica.

 

Sognare un mondo diverso

 

Io sogno un mondo diverso. Sogno e voglio un mondo in cui i giovani entrano nell’età adulta accompagnati dalla gioia e non dalla vergogna. Per i miei figli voglio una festa per celebrare il loro ingresso nella fertilità. 

Ogni inizio va celebrato. L’inizio della giornata, del pasto, di una prova, di un concerto, di una riunione coi colleghi. Ecco, ci si lamenta tanto delle riunioni…in cui ci si scontra…in cui si litiga…ma in quante di queste riunioni nel mondo occidentale si ritualizza? 

Ve la immaginate una riunione di condominio in cui, prima di iniziare, l’amministratore dice ai condomini di prendersi per mano per benedire i frutti materiali e non di quell’incontro? Fa ridere vero? Sembra una cosa ridicola o fantascientica…

…eppure io vi dico che i tempi in cui queste cose inizieranno ad accadere non sono lontani.

A chi sembra follia o fantascienza ricordo che a nessun antico romano sarebbe sembrato plausibile un mondo senza schiavitù, eppure, oggi viviamo in un mondo libero da essa.

Sa accadesse lo stesso quando ci riuniamo? Quando pranziamo? Se ringraziassimo le piante per il cibo che ci danno? 

Sogno un mondo che recuperi l’importanza del rituale. Nel mio piccolo mondo, il rituale possiede già una sua importanza. In occasione dei miei viaggiprima di partire mi raccolgo e medito. Mi connetto e chiedo abbondanza protezione per l’esperienza che mi preparo ad affrontare.

Metti da parte la frenesia, i minuti che ti sembrano “persi” a fare tutto questo, sono in realtà un grandissimo dono che ti permetterà di vivere un’esperienza più gioiosa.

Ritualizzare rompe gli schemi della nostra vita. Sei in ritardo? Non importa, ritualizzi. Dopo quella diventa la tua priorità. Ti fa capire che tante delle cose che  facevi e a cui correvi dietro erano superflue. Se ritualizzi prima di mangiare, ad esempio, dopo un po’ capisci che il concetto di mangiare in fretta magari per correre e tornare in ufficio dal capo che sennò ti sgrida, non ha senso. Le cose si capovolgono: lo scopo non è più rientrare al lavoro bensì mangiare col tempo e col rispetto che quel cibo (sostanze vive sacrificate per farci vivere) merita e rispetta.

La ritualizzazione, fatta con coscienza, ci permette di conoscerci. Conoscendo ciò che facciamo, conosciamo noi stessi. Facciamolo. Proviamoci. E se per caso ci vergognassimo a farlo di fronte agli altri, iniziamo a farlo in cuor nostro. Piano, piano, troveremo la convinzione per proporlo agli altri. E gli altri, accetteranno, te lo posso assicurare. Tutti ne abbiamo bisogno.

Farlo giorno dopo giorno ne fa percepire la bellezza e l’armonia. Dopo, condividerlo con gli altri, diventa naturale.

Come puoi vedere lo sciamanesimo non corrisponde alle idee fantasiose che, a volte, le persone hanno di esso. Non si balla nudi intorno al fuoco, né si è obbligati a consumare l’ayahuasca o il peyote. Sono aspetti che possono essere presenti, ovviamente, ma il suggerisco, soprattutto per noi che nasciamo da questa parte del mondo, di partire invece dalle piccole cose. Che sono poi piccole, grandi, cose. 

Cominciamo col dire ti voglio bene ai nostri genitori, se non gliel’abbiamo mai detto. Divertiamoci a inserire un nuovo rituale nella nostra vita. Inventiamolo. Non lasciamo più che la fretta e il materialismo ci impediscano di vedere la profondità dell’esistenza, precludendone la bellezza.

E non potrei concludere senza…il mio rituale di chiusura, quella piccola frase che chi legge il blog ormai conoscerà…un vero e proprio mantra spiragliesco che accompagna ogni finale…nell’attesa di un nuovo inizio….

…arrivederci al prossimo spiraglio!

 

Ci tengo a suggerirti due spiragli per proseguire la lettura sul tema del rito e dello sciamanesimo. 

Il primo, a firma di Merj Tauro, racconta del Menarca e di come affrontare questo momento importante della vita di una donna:

Il rituale perduto del menarca, la prima mestruazione

Nel secondo andiamo a vedere come perché ritualizzare e vivere a pieno i cicli ci aiuta a vivere in modo più consapevole:

Chiudere i cicli e lasciar andare ci insegna a Vivere

Arrivederci al prossimo spiraglio

Commenta con Facebook

Lascia un commento