Ieri ho raccontato una (folle) storia a mia madre... - Spiragli di Luce

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Ieri ho raccontato una (folle) storia a mia madre…

Ieri ho raccontato una storia a mia madre; non avevo ancora finito che lei mi dice: dovresti scriverla sul blog! C’entra poco con gli argomenti che tratto di solito, ma dato che i consigli delle mamme sono sempre preziosi, ecco il racconto!

La storia si ambienta in un negozio di bricolage di Sarzana.

Stavo cercando materiali per costruirmi una macchina per il compost. E forse qualcuno si chiederà: che cos’è il compost?

In due parole: il compost è terriccio che possiamo auto-produrre a partire da residui organici vegetali o animali.

Grazie a un metodo che ho imparato in Colombia gli elementi, mescolati tra loro, danno via a una reazione grazie alla quale i microrganismi trasformano materie come fogliame, rami e sfalci di giardino in ottima terra ed in sole tre settimane.

Insomma, volevo costruire un setaccio rotante ed avevo pensato di modificare un avvolgi-tubo da giardino (cilindro su cui si avvolge un tubo per irrigare), chiudendolo con una rete (che funge da setaccio) e mettendoci uno sportello per inserire e togliere i materiali.

I fatti

 

Dato che era sabato e c’era un traffico infernale (cento metri in dieci minuti), decido di parcheggiare e proseguo a piedi.

In fondo, il negozio dista solo poche centinaia di metri. Una volta sceso, mi accorgo che ho posteggiato in un parcheggio con la sbarra.

Mi chiuderanno dentro?” . Mi rispondo che, se faccio presto, no.

Vado di corsa, arrivo, entro, inizio a scuoriosare, guardo di qua, guardo di là, alla fine trovo proprio l’avvolgitubo di cui avevo bisogno. Lo metto da parte. Poi mi ricordo che ho bisogno anche di una carriola. Vado a cercarla. La trovo. Chiedo informazioni, ma mi mandano da un altro commesso. Sta parlando di scale con una coppia. Parlano per venti minuti. Il pensiero va alla macchina ed alla sbarra, ma mi dico: dai, abbi fiducia.

Dopo soli venticinque minuti i due acquistano la benedetta scala e finalmente posso comprarmi la carriola. Solo che va ritirata in magazzino. E va beh: dov’è il magazzino? Dietro al negozio. Okay. Vado alla cassa, pago, mi ricordo che ho dimenticato una cosa, faccio una corsa, la prendo, torno di corsa, la gente in fila mi guarda male, pago.

A quel punto penso: e ora come ce le porto le cose alla macchina? Già, perché, ammesso e non concesso che la sbarra fosse ancora alzata, la macchina distava almeno cinquecento metri e la vedevo dura farli trasportando a mano l’avvolgitubo, tre sacchi di terriccio e la carriola.

Ma…un momento…la carriola! Ma allora è facile! Lascio qui le cose, ritiro la carriola, torno, carico, vado alla macchina, trovo la sbarra alzata, yeah! A posto.

Chiedo se posso lasciare li le cose. Il cassiere storce il naso. Dice: “mah…io…per me…quando gli articoli sono passati di là…” E mi verrebbe da dirgli: quando sono passati di là cosa, finisci sta frase, no? Soggetto, predicato, poi?

Ma decido di semplificare e gli dico grazie considerando il suo semi-no come un si e vado alla ricerca del magazzino. Che è dietro il negozio. Cammina, cammina, lo trovo. Non c’è nessuno. Suono il campanello. Aspetto. Arriva un tizio, mi dice, scusa, mi son dimenticato di mettere la catenella, ti dispiace aspettare fuori? No, non mi dispiace, ma me la date ‘sta carriola, così posso caricare le cose ed andare alla macchina prima che me la chiudano dentro? Lui mi fa, si si. E se ne va.

Passano cinque minuti. Dieci. Quindici.

Arrivano un padre e una figlia. La figlia è una peste, si arrampica, si rotola per terra. Il padre è toscano, le grida improperi toscani.

Sarà ancora aperta la sbarra? Arriva la carriola. Smontata. No! Come mai? Mi dicono che va montata. Ma va? Davvero? Ma è facile, mi fanno. Si, è facile se hai le chiavi inglesi, ma io no! Amen. Monto la carriola a mani nude, riesco a metterci la ruota, il pezzo sopra no, parto, il pezzo sopra cade, lo rimetto, a metà tragitto si stacca la ruota. Mannaggia…

LA SBARRAAA!

Mi chino, sistemo la ruota e mi ricordo delle parole del commesso una volta che gli oggetti sono di là…cosa avrà voluto dire? Me le avranno rubate? Era una profezia? Un monito? Un anatema? Ma no, dai, fiducia.

Ruota montata, riparto, arrivo, entro ma… come faccio a caricare le cose sulla carriola che è mezza smontata? Le lascio dentro, lascio la carriola nel parcheggio, porto con me la ruota perché “non si sa mai…” (rubatela voi una carriola senza ruota…), vado alla macchina, arrivo, la sbarra è alzata! Evvai!

Metto in moto, esco, c’è traffico, cinquecentro metri in quindici minuti, scendo, entro nel piazzale, carico, la carriola non entra, muovo i sedili: avanti, indietro, in alto, in basso, li scuoto, li prego, li imploro, alla fine, entra. Uff. Metto in moto, parto, sento uno strano “tuff”, guardo dietro, la macchina più vicina è lontana, cosa sarà stato? Non importa…ormai è fatta, posso rilassarmi.

Arrivo a Marina di Carrara al nostro “Eco” bed&breakfast (ah, non lo conosci? a fine post metto il link) e scarico tutto, tranne la macchina per il compost, perché stasera mi diverto a costruirla. Quando vedo mia mamma le racconto tutto e lei, senza sapere il finale (che ora vi racconto) dice, bello (???) dovresti scriverci un post.

Le dico: si, poi magari ci metto una foto della macchina per il compos….un momento….la macchinaaa per il compossst!

E mia mamma dice, cosa. Io dico, dove? Corro in macchina, guardo, non c’è. Salgo, torno a Sarzana, torno nel parcheggio, niente. Torno a casa. Ecco cos’era stato quel “tuff”.

Mannaggia! Per la fretta e la confusione non l’ho caricata e poi devo averla urtata con la macchina e l’ho fatta cadere! Mannaggia! Che disdetta. E mia madre dice, ma dai, vedrai che ce l’avranno loro. Vado a dormire senza sapere che ne sarà della macchina per il compost…

Stamattina mi sono svegliato e in casa c’era silenzio. Fuori splendeva il sole. Ho aperto la porta di camera mia e… cosa mi trovo, proprio lì, di fronte a me? La macchina per il compost, ovviamente. Mia madre aveva chiamato al negozio: un signore l’aveva trovata e riportata dentro. È andata fino là per farmi una sorpresa e farmela trovare.

La morale di questo spiraglio, direi, è innanzitutto che le mamme sono persone meravigliose.

Poi, che per fortuna le persone oneste esistono ancora, poi che se hai fiducia che tutto andrà bene! E ultimo, ma non per importanza, che facendo le cose con calma, si evitano situazioni come questa.

Grazie per avermi letto ed arrivederci al prossimo spiraglio.

p.s. …e per finire…signore e signori…ecco a voi la famigerata macchina per il compost 🙂

 

macchinacompost2.jpg

 

In realtà…per dirla tutta…quella non è la macchina per il compost ma semplicemente l’avvolgi-tubo. Ad esso ho poi applicato una maglia metallica, modificata per ricavarvi uno sportello da cui far entrare il materiale da setacciare. Un po’ difficile da dire a parole, vero?

Vuoi vedere come funziona? Guarda il video! 

 

 

Ti dicevo che il tutto è stato fatto all’Eco B&B. Vuoi sapere dove si trova e cosa facciamo in questo posto che gestiamo con mia madre e mia sorella? Ecco il sito: Eco B&B “I due oleandri”.

Arrivederci al prossimo spiraglio 

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